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Numero 28

Da oggi è possibile leggere direttamente sul sito con un visualizzatore integrato l’ultimo numero (28) de l’osservatore.

MARCO BOLLA – Boche de piéra



[Pag. 36 - Anno 2010 - € 2,50 - Stampato in proprio]

Disponibile presso la Libreria La Piramide di S. Bonifacio

Resoconti sensibili, sono questi piccoli racconti in versi, di uno scrutare la terra e gli uomini che l’abitano superficialmente. Schegge di un’esistenza osservata da angoli angusti. Frammenti di una quotidianità che serba anche piccoli miracoli d’eternità nella sua spaventevole disgregazione, come spiati di traverso da uno stomaco aggrovigliato di ricordi, che una mano sconosciuta tenta di sciogliere e alleggerire usando tutte le forze e le attenzioni rimaste ad un’eredità che stenta a farsi chiara. Resoconti che hanno l’ambizione di raccontare, con lo sforzo che richiede la descrizione di attimi quasi sempre impercettibili, la vita segreta di zolle pervase di radici a noi fragili posteri depredati dei bulbi. (…)

C’è umiliazione e desiderio di rivalsa. Compassione e ironico distacco. Semplicità quasi infantile e complessità. Ingenuità e malizia. Viaggi e passeggiate. Bisogno di liberazione da un mondo invasivo (bruciando tutto l’apparato d’informazione mediata) e ineluttabile immersione autolesionista nel mondo. (…)

Di tanto in tanto, qualche specie di filastrocca pronipote di racconti orali, linfa nell’autore, fa capolino per rincuorare, perché anche la consolazione che il passato si possa rimodellare e far rinsavire è di questi giorni isolati, di quest’uomo spaesato. Si rimodella la lingua, perché il dialetto è vecchio, antico, ma non è morto se riesce a descrivere sensazioni reali e attuali, smettendo la camicia di forza che generazioni l’hanno obbligato a indossare nel carcere sontuoso dei ricordi commoventi, per indossare vestiti lisi e sporchi e pulciosi fin che si vuole, ma buoni, non da festa, ma da lavoro, e da lavoro onorevole, o da esploratore. I versi di questo Boche de piéra sembrano cani che in un pomeriggio d’estate raspano intorno ad un vecchio che fuma, statua immobile da secoli in attesa di una pioggia che tarda ad arrivare, alla ricerca costante di qualcosa.

dalla prefazione di Riccardo Calderara

L’AUTORE

Marco Bolla è nato nel 1979 e vive a Monteforte d’Alpone (Vr). Si è laureato all’Università di Padova in “Politica e Integrazione europea”, un corso di laurea della facoltà di Scienze Politiche. E’ giornalista. Ha pubblicato tre libretti di poesie: “L’estenuante attesa” (2003), “Le stagioni dell’anima” (2005), “Vertigine” (2007); e un libretto di racconti: “La caduta” (2004). Alcune sue poesie sono state segnalate ad alcuni concorsi (Conte Milone di San Bonifacio, Conte Francesco Pellegrini di Castion Veronese, Giovani Talenti di Angiari, Premio Lisa Davanzo di San Donà di Piave, Ut Pictura Poiesis di Roma); altre sono state pubblicate su “Inverso”, una rivista poetica di Padova.

GIANCARLO FERRON – La mia Montagna

LA MIA MONTAGNA

di Giancarlo Ferron

[Pag. 147 - Anno 2009 - € 13,50 - Edizioni Biblioteca dell’Immagine]

“La mia montagna” è un libro che l’autore ha studiato con l’editore, per proporre una guida “personalizzata” alle sue montagne, quelle che frequenta tutti i giorni per lavoro o per passione.

Ci sono i posti che l’autore ama: un albero secolare, la cima di un monte, una malga, abbinati con foto e descrizioni di animali. Non è solo una guida turistica, è una descrizione del territorio dell’autore. E’ qualcosa che passa attraverso il sentire e il guardare di “un uomo selvatico territoriale”, come Ferron si definisce: per scrivere il libro ha deciso di trascorrere dieci giorni in solitaria sui monti, per trovare le giuste sensazioni e riflessioni. Esse sono state aggiunte in calce alle pagine, come un diario. In ogni capitolo si trovano le descrizioni dei luoghi, l’itinerario stradale per raggiungerli, il numero di telefono dei rifugi, il sito internet.

Sono visibili anche le foto scattate da Ferron, un altro modo di portare il lettore con sé, nei luoghi che aveva visto. Ne valeva la pena, Giancarlo Ferron è anche un ottimo fotografo, e bene ha fatto l’editore a pubblicare per la prima volta le sue immagini.

L’AUTORE

Giancarlo Ferron è nato a Zovencedo (Vi) sui Colli Berici e vi ha vissuto fino all’età di 20 anni. Attualmente risiede ad Isola Vicentina (Vi). E’ un guardiacaccia della Provincia di Vicenza che ha lavorato sulle montagne confinanti con l’Altipiano di Asiago, oggi opera sul Monte Pasubio e sulle Piccole Dolomiti vicentine. Nel 2000 ha pubblicato il suo primo libro “Ho visto piangere gli animali” con grandissimo successo editoriale. Ne sono seguiti altri quattro: “Ho sentito il grido dell’aquila”, “Il suicidio del capriolo”, “I segreti del bosco” e nel 2009 “La mia montagna”. Attualmente Giancarlo Ferron è uno dei più apprezzati scrittori di montagna italiani.

Graziana Tondini

RENZO FAVARON – In cualche preghiera – in qualche preghiera

[94 pagine – anno 2009 – 13 euro - Lietocollelibri]

La raccolta – in dialetto veneto – è un colloquiale soliloquio in presenza della morte. Colloquiale perché è un parlare fra sé e sé, ma anche perché siamo convocati anche noi, i lettori.

Coi suoi condizionamenti la vita ci ruba almeno una parte di quello che ci dà. Ma ci sono anche le nostre disattenzioni, il nostro trascurarci [...]. In certi frangenti si ha più chiaramente la sensazione di buttarsi via, di sprecare il dono che ci è dato [...]. Non parliamo del bilancio che può presentarsi telluricamente quando ci troviamo di fronte o di fianco alla morte. Questo tema è al centro della raccolta di poesie che Renzo Favaron pubblica con il titolo In qualche preghiera, il suo libro più intenso dopo le pur notevoli prove di Voci d’interludio (1989), Presenze e conparse (1991) e Testamento (2003) […].

Ma non ci si fermi alla dimensione diaristica: questo è solo l’involucro esteriore del libro. Quanti si sono trovati nella stessa condizione e non per questo hanno dato vita a un’opera poetica. Piuttosto qui si fa più esplicita una condizione imprescindibile del farsi della poesia: il dire in presenza della morte. Un dire in ascolto dove le cose ultime sono impastate con quelle di tutti i giorni: con quanto ricade nella sfera dei sensi, con quanto è mortale. La poesia comporta un tenersi alle cose: un farsi fecondare dal mondo e dalla umana condizione. La vicenda personale è imprescindibile ma è solo il punto di partenza. La poesia si colloca all’opposto della pulsione narcisistica: è un darsi e un trascendersi perché altri si possano ritrovare, sentirsi rappresentati e sospinti sulla soglia del senso. La poesia, come l’arte, è un convivio.

dalla postfazione di Giancarlo Consonni

L’AUTORE

Renzo Favaron, nato a Cavarzere (Ve) nel 1959 e laureato in Psicologia pres­so l’Università di Padova, vive e lavora a San Bonifacio (Vr). Dopo un’iniziale plaquette in lingua, uscita nel 1989, intitolata Voci di interludio, nel 1991 pub­blica in dialetto veneto Presenze e conparse (prefazione di Attilio Lolini). Del 2001 è il romanzo breve Dai molti vuoti. A partire dal 2002 pubblica alcune mi­nuscole plaquette, presso le edizioni Pulcino-Elefante, con i disegni originali di G. Consonni, A. Casiraghi e L. Mariani. Nel 2003 pubblica Testamento, un’altra raccolta di poesie in dialetto veneto (prefata da Gianni D’Elia), nel 2006 Di un tramonto a occidente (nota di Vittorio Cozzoli) e nel 2007 Al limite del paese fertile (venti anni di poesia in lingua accompagnate da tre cartelle di Alberto Ber­toni). Il racconto La spalla è del 2005. Alcune sue poesie sono state pubblicate in tiratura limitata presso le edizioni I Quaderni di Orfeo e Il ragazzo innocuo.

RENZO FAVARON – Di un tramonto a occidente

[anno 2006 -10 euro- <<Lietocollelibri>> editore]

<<Grazie a Dio, la poesia non fa della filosofia, ma, quando riesca per dono e profonda commozione, dà scrittura che apre il cuore. Questo accade a Favaron, che affida alle undici sequenze di questo poemetto i modi di una folgorazione, per un verso, e di una maturazione, per un altro. La scrittura ne è il mezzo. E l’incipit non inganna: “La lingua di fuoco indica/ la strada e l’uccello-matatu/ la percorre”. Chiaramente oracolare quanto a sé, il poeta confessa di aver inteso che “non c’è paragone/ con ciò che è là”. Anche gli avverbi si fanno allegorici, quando “altro” urge e vuole essere detto. Avverbi di luogo. Verso dove? Il dove coincide con il là, ed indica “una casa quieta”. Dunque, “Niente più altrove”, sviante, poiché, finalmente, “qui si ascolta”, umilmente, “la mia guida”, che “ha parole come mani oranti”. Le mani, qualunque forma assumano, sono il segno e il mezzo del rinnovante fare: mani per scrivere, per chiudere l’abbraccio. Ora “se non fosse per il vento,/ sarebbe solo silenzio”. Intenda ognuno in che senso, ma nell’intendere, respiri, sia vivo. Il “vivo” ha un grido, “di fuoco”, come quello, appunto, “dell’uccello di fuoco”, il quale, figurando lo spirito, “il volo non sospende mai”. La speranza qui inizia un suo nuovo e rinnovato “volo” Ed è di speranza perché chi guida non dà risposte (“La mia guida non dà risposte”), ma indica al “cammin” la sua “strada”. Così, ancora con Dante, “Sperando s’appaga”. Proprio questo il nostro Occidente ha smarrito, la speranza.>>

dalla prefazione di Vittorio Cozzoli

Il libro si può ordinare on-line direttamente all’editore, oppure si può trovare a Verona presso la libreria Il Gelso e la libreria La Rinascita.

L’AUTORE

Renzo Favaron, nato a Cavarzere (Ve) nel 1958, vive e lavora a San Bonifacio (Vr). Dopo un’iniziale plaquette in lingua, pubblica in dialetto veneto Presenze e conparse. Poesie e note dell’autore sono apparse in varie riviste e antologie. Del 2001 è il romanzo breve Dai molti vuoti. Per le edizioni Pulcino-Elefante ha pubblicato una serie di minuscole plaquette di poesia. Nel 2003 è uscito Testamento (LietoColle), seconda raccolta in dialetto veneto. Del 2005 è il romanzo breve La spalla.

DAVID CONATI – Veronesi. Guida ai migliori difetti e alle peggior virtù

[132 pagine – anno 2007 – 11 euro – “Edizioni sonda”]

I veronesi sono sicuramente franchi, galli, celti, longobardi, un po’ veneti, austroungarici, germani e cimbri con qualche goto ancora presente nel DNA. Ospitali, certo, vista la marea di popoli che nel corso dei secoli continuano a passare da Verona, ma anche un po’ diffidenti. Qualche foresto, turista o emigrato, arriva a insinuare che i veronesi siano addirittura un po’ xenofobi. In effetti si mostrano un po’ chiusi, introversi e a volte scontrosi, ma a conoscerli bene si scopre invece che sotto la dura scorza del montanaro, del pescatore del lago o del contadino sono davvero un po’ mati. Sarà forse per l’aria del monte Baldo, oppure per i temporali devastanti che arrivano dal Garda, o per la nebbia che confonde e disorienta o ancora per il livello variabile dell’Adige con cui da sempre devono fare i conti. Ma sanno essere anche bonari e accomodanti, epicurei e ironici, grandi lavoratori ed eccellenti venditori anche del mito di città romantica che l’amore tragico di una Capuleti e di un Montecchi ha ispirato. I veronesi vanno presi così. Lo sa bene Tim Parks, lo scrittore inglese che da molti anni vive nei pressi di Verona: o tutto o niente, prendere o lasciare.

dalla postfazione del libro

L’AUTORE

David Conati, nato a Negrar (Vr) nel 1968, vive a Soave (Vr). Autore e compositore, ma prevalentemente scrivente teatrale, da bambino ha vissuto per un periodo in Spagna per poi tornare a stabilirsi nel veronese. Prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura ha svolto le professioni e i mestieri più disparati. Ora collabora come traduttore con l’Agenzia Paola D’Arborio di Roma, con il Teatro Stabile di Verona, con l’Accademia Regionale dello spettacolo e altri editori. Nel 2002 per le “Edizioni Sonda” con Barbara Fortelli ha pubblicato un saggio sugli infermieri intitolato Infermieri e una raccolta di testi teatrali originali, Commedie e Commedianti. Nel 2006 invece, insieme a Paolo Beneventi, ha pubblicato la Nuova guida di animazione teatrale, nonché Esercizi di stile su cappuccetto rosso con “I Libri di Damoli” e Melacabaret con “Melamusic Edizioni”.

DAVID CONATI – Esercizi di stile su cappuccetto rosso

[96 pagine - Anno 2006 - 13 euro - «I libri di Damoli» editore]

David Conati ha scritto quarantanove variazioni sul tema di «Cappuccetto Rosso», la celebre fiaba di Perrault e dei fratelli Grimm. Tenendo fermi gli elementi base del contenuto e della trama, ne è nata una serie irresistibile di racconti di vario genere e stile: dal dialogo all’intervista, alla radiocronaca, al telegramma, fino alle nuove forme della comunicazione, come lo slogan pubblicitario, lo spot, l’sms… Un esercizio di stile, fra Gianni Rodari e Raymond Queneau, che è anche e prima di tutto una provocazione alla scrittura.

«La fiaba, smontata e rimontata da Conati, scritta e riscritta, potrà esserlo ancora tante volte da ognuno, a seconda della sua capacità e del suo piacere, così da produrre altri racconti, altre variazioni» scrive nella prefazione Franco Ceradini, direttore editoriale della piccola casa editrice veronese. Ed aggiunge: «Un libro, in fondo, ha valore nella misura in cui può essere ricreato dai suoi lettori. Non necessariamente per produrre altri libri, ma per rendere più chiaro, o complesso, il misterioso ‘castello dei destini incrociati’ che si nasconde nella vita di ciascuno di noi. Opus sempre aperto. Work in progress». (am.t.)

Il libro è in vendita presso la Libreria Bonturi di San Bonifacio e può essere richiesto all’editore: «I libri di Damoli» – Via Milano, 1/3 – 37020 Arbizzano in Valpolicella (Vr) – Tel. 045.7514998 – E-mail: editoria@damolgraf.it

L’AUTORE

Il curriculum di David Conati è davvero molto ricco. Nel campo musicale dopo essersi diplomato al CET di Mogol come autore di testi, ha collaborato nel 1997 con Tito Schipa Jr. alla realizzazione di un progetto a favore dell’Associazione Vittime di Ustica (Arcipelaghi Diversi, Cosa hai fatto a Ustica? – mp records Padova), e nel 2000 si è aggiudicato il premio Pavanello (manifestazione nazionale trentina per giovani cantautori). Ha collaborato come autore con diversi giovani cantanti emergenti e attualmente è co-produttore del gruppo pop A4 (nel 2003 per Azzurramusic è uscito il primo lavoro discografico del gruppo dal titolo “Milano Venezia”).

Nel campo letterario ha pubblicato una raccolta di testi teatrali originali (Commedie e Commedianti, edito nel 2002 da Perennemergenza di Verona), un saggio sugli infermieri per la collana umoristica “lavori socialmente inutili” pubblicato nel 2002 da Edizioni Sonda. Per Edizioni Sonda ha pubblicato nel 2006 in collaborazione con Paolo Beneventi una «Nuova Guida all’animazione teatrale». E nel 2006 è uscito anche «Esercizi di stile su cappuccetto rosso» per I Libri di Damoli – Verona.

Dopo essersi ‘masterizzato’ nel 2002 in scrittura teatrale al Piccolo di Milano ha deciso di intraprendere l’attività di autore teatrale a tempo pieno. Per maggiori informazioni, visitate il suo sito: http://www.davidconati.com/

BRUNO ANZOLIN – Campane e campagna nella lirica pascoliana

[130 pagine – Anno 2004 – 10 euro - Tipolitografia <<La Grafica>>]

La prima parte del libro è un’indagine che percorre l’intera lirica pascoliana, al fine di trovare quei luoghi in cui compaiono due aspetti molto importanti della civiltà contadina: le campane e la campagna. In un lavoro suddiviso per aree tematiche e privo di commenti critici, l’autore ha cercato di estrapolare quei passi in cui questi due elementi vengono sottolineati come ciò che scandisce e determina la vita degli uomini. Oltre a questo, Anzolin ha voluto sottolineare un altro aspetto del lavoro del poeta: la semplicità con cui riesce a toccare i vari problemi della vita quotidiana.

La seconda parte del testo, invece, è costituita da un insieme di versi dello stesso Anzolin divisa in due sezioni. La prima, “Fogli del Novecento”, è un tentativo di poesia moderna non legata alla metrica tradizionale; la seconda, “Stampe dell’Ottocento”, contiene tre poesie rispettose delle regole della retorica. Si ha così il confronto tra due modi diversi di fare poesia, legati alla prima parte del testo in quanto a temi affrontati e stile utilizzato.

Con questo testo, destinato ad un vasto pubblico, l’autore ha voluto offrirci uno strumento per riflettere sulla campagna e sulle sue bellezze. Vuole ricordare a tutti che essa non deve essere vista solamente in modo utilitaristico. Viviamo immersi nella campagna, ma la nostra vita è diventata così frenetica da impedirci di fermarci anche solo un istante per colmare i nostri occhi delle meraviglie che ci circondano e ascoltare i sentimenti che suscitano in noi. Inoltre, con le nostre opere stiamo minacciando ogni giorno la natura: dobbiamo tornare ad essere pascolianamente come dei bambini che si stupiscono di ogni cosa che vedono; dobbiamo riempirci di lacrime per “i radiosi mattini di maggio” o “il tremito di betulle a sera”; dobbiamo ricordarci dei gesti dei contadini e dei segni che caratterizzano la loro vita, dei “volti segnati dal sole” e del “profumo di terra e di fieno”. Solo così potremo tornare ad amare e rispettare ciò che invece stiamo distruggendo. Ed è proprio su questo che Anzolin ha voluto attirare la nostra attenzione, attraverso il racconto dei sentimenti e delle riflessioni che possono nascere in una vita immersa nella campagna.

Elisa Negretto

ISABELLA NEGRETTO – Il raccoglitore del tempo

[110 pagine – anno 2008 – 12 euro – Casa Editrice Nuovi Autori]

Un incontro casuale avvicina Elena ad un uomo anziano, misterioso, che abita in una piccola casa nelle immediate vicinanze di un bosco. Un feeling particolare lega Elena all’uomo, Primo, di cui diventa in breve tempo assistente nella ricerca di erbe e nella fabbricazione di amari e liquori particolari. La figura di Primo rappresenta da subito un punto di riferimento per Elena, la quale vede in lui non solo un maestro erborista, ma soprattutto un maestro di vita. I sapori, i profumi, spesso richiamano alla memoria situazioni e figure che appartengono ad un felice passato… in questo modo Elena scopre il grande segreto di Primo. Il romanzo, ben condotto stilisticamente, propone una scrittura poetica e descrittiva, romantica dove il contesto lo chiede, permettendo così al lettore di appassionarsi e affezionarsi ai personaggi del libro.

Il tempo

La natura ci insegna molto bene che cosa sia il tempo: il giorno, la notte; il sole, la luna; il susseguirsi delle stagioni ed il continuo mutare di ogni elemento visibile ed invisibile che gravita sulla terra o fluttua nell’atmosfera. Forme, colori, stati d’animo mutano. Nell’universo nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Tutto ciò è armoniosamente, pittoricamente e semplicemente espresso tra le righe.

I paesaggi sono scorci dei nostri panorami e del nostro verde (est veronese, estremo confine del territorio della Lessinia). I personaggi sono quelli radicati nella nostra cultura cristiana cattolica, talvolta bigotta e chiusa nell’inevitabile ignoranza. Gli odori, gli aromi e le ricette sono quelli della passione per le cose buone e l’amore per crearle con le proprie mani.

Leggere questo libro è reimmergersi nei piaceri della natura, dei suoi colori e dei suoi profumi; è riscoprire la pace interiore avvalorata da sprazzi di saggezza e sacralità profusi da Primo; è lasciarsi liberamente commuovere da momenti di tenerezza, di amore e di dolore e di accettarli come momenti naturali del vivere quotidiano, nella naturale evoluzione del TEMPO che passa.

Gli incontri e gli avvenimenti

Voglio citare una frase di Deepak Chopra con la quale Isabella apre il libro:

Voi siete ciò che è il vostro desiderio più profondo.

Così com’è il vostro desiderio, così è la vostra intenzione.

Così com’è la vostra intenzione, così è la vostra volontà.

Così com’è la vostra volontà, così sono le vostre azioni.

Così come sono le vostre azioni, così è il vostro destino.

Parafrasando aggiungo: niente ci può fermare se non noi stessi, ovvero, i nostri limiti sono quelli che ci poniamo. Nutrire desideri, avere delle ambizioni e credere che le possiamo realizzare è il primo passo per realizzarle veramente. Se i nostri desideri sono condivisi da più persone, siano essi personali o di interesse generale, maggiore è la possibilità che essi si realizzino, perché vi è una volontà comune.

Da qui ne derivano le numerose coincidenze che portano persone sconosciute ad incontrarsi e a dare luogo a situazioni fino a quel momento impensabili e che si credevano irrealizzabili. Ciò ci deve rassicurare e spingere a credere nei nostri sogni; dobbiamo lasciarli fluttuare e affidarli a qualsivoglia entità. Prima o poi, quando sarà il momento giusto, quando i tempi saranno maturi, qualcosa accadrà o si presenteranno eventi o cose o persone che potranno favorire quel determinato evento.

Per Isabella è accaduto quel qualcosa che l’ha portata dalla stesura alla pubblicazione di questo libro. Per me, e penso anche per lei, il nostro è stato un magico incontro tra due persone che condividono una particolare visione della vita e dell’essere umano basato sulla fede e sul grande potere dell’amore e della condivisione.

L’AUTRICE

Isabella Negretto è nata nel 1980 a Roncà (Vr), dove vive. Ha conseguito il diploma di perito agrario. In seguito alla prematura morte del padre, assieme alla mamma, alla sorella e al fratello, ha preso le redini dell’azienda agricola di famiglia e del loro agriturismo. Scrivere è da sempre la sua più grande passione.

Keti Muzzolon

ATTILIANO GAMBARETTO – Il futuro del tuo passato non è il tuo presente

IL FUTURO DEL TUO PASSATO NON E’ IL TUO PRESENTE

di Attiliano Gambaretto

[121 pagine, anno 2009, 12 euro, Mjm Editore]

Giona è un insegnante di Fisica del Liceo scientifico. Avrebbe preferito intraprendere la carriera universi­taria iniziando, dopo la Laurea, il dottorato di ricerca ma non voleva rinunciare a sposare subito Laura, la sua ragazza dai tempi della scuola superiore.

Giona e Laura hanno un figlio, Stefano, che rientrando dall’alle­namento di calcio viene investito da un’auto. La perdita del figlio, fa precipitare Giona in uno stato di apparente disinteresse per tutto e tutti. In realtà, si crea un mondo parallelo fatto da una vita comple­mentare e nata da una immaginaria scelta diversa compiuta venti anni prima. Questa vita parallela imma­ginaria, lo porta ad un passo dalla pazzia. Solamente l’accettazione che la realtà di oggi, il futuro del suo passato, non può essere esattamente come l’aveva sognata da adolescen­te, permetterà a Giona il ritorno ad una vita normale.

Per ognuno di noi, il futuro del nostro passato non è mai il nostro presente. Ma accettarlo così com’è ci aiuterà a rendere il nostro futuro più simile possibile a quello che so­gniamo oggi.

Attiliano Gambaretto, nato a Roncà (Vr) nel 1963, vive a Costalunga di Monteforte d’Alpone (Vr).

Laureato in ingegneria elettronica, lavora come responsabile dell’ufficio tecnico elettrico in un’azienda del settore metalmeccanico. Da più di vent’anni è inserito nell’ambito educativo parrocchiale come volontario. Ha sempre scritto storie e creato personaggi come mezzo di espressione, utilizzandoli nelle varie attività con i gruppi di adolescenti. Per la prima volta cerca di pubblicare un piccolo romanzo, edito da Mjm Editore. Ha già pubblicato un racconto, “L’ultimo desiderio”, inserito nell’antologia “Desiderio” della Giulio Perrone Editore.

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